“Adorazione sotto le stelle”

Nel giardino della Casa generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, una serata di preghiera, canti e riflessioni, davanti a Gesù Eucarestia

“Adorazione sotto le stelle” per evitare di stare al chiuso stretti, senza lo spazio necessario di sicurezza, ma anche perché sotto la volta del Cielo possiamo scrutare le Scritture e trovarci una “via” di contemplazione, un invito a cogliere la bellezza che è dentro di noi e che è attorno a noi per arrivare a scoprire la presenza di Dio in tutte le cose.. Durante questo periodo di pandemia si è parlato non solo della diffusione del virus, ma anche di quanto sua importante vivere una relazione sana profonda con il creato, di sentirci parte integrante della creazione, di questo mondo a volte così drammatico e complesso che Dio, nel suo Figlio Gesù, sin dalla creazione ha tanto amato!

Alcuni giovani che hanno accolto l’invito a stare con Gesù Eucarestia nella preghiera, hanno avuto la possibilità, di riscoprirsi amati, creati, chiamati e inviati guardando le stelle: dal racconto della creazione ai salmi, alla profezia di Baruc, al vangelo di Giovanni fino all’esortazione di San Paolo ai cristiani “perché risplendano come astri nel mondo”, a immagine di Cristo, stella radiosa del mattino.

Le stelle brillano nelle loro postazioni e gioiscono. Dio le chiama per nome ed esse rispondono: Eccoci! E brillano di gioia per il loro Creatore”. (Baruc 3, 34-35)

 In una notte limpidissima il cielo si trasforma in un manto trapuntato di stelle: lo sguardo si perde tra quei miliardi di astri, di costellazioni, di galassie e nella mente sbocciano pensieri ed emozioni di grandezza e di mistero. Già il Salmista si domandava: «Quando contemplo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?» (Salmo 8, 4-5)

Se il compito della scienza è quello di individuare le strutture e le “meccaniche” che reggono l’universo, l’impegno della teologia è di individuare il significato ultimo e finale e l’Artefice che è alla radice di quelle strutture. Come si legge nel Libro della Sapienza, «Dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro Autore» (13,5).

Con Gesù Eucarestia che é l’amore più concreto che possa esserci, possiamo toccare il Cielo con un dito.

Lo stesso Papa Francesco ricorda ai giovani la vocazione ad essere “stelle”. Chiamati a risplendere della luce radiosa di Cristo risorto, stella del mattino! “Il Signore ci chiama ad accendere stelle nella notte di altri giovani; ci invita a guardare i veri astri, quei segni così diversificati che Egli ci dà perché non rimaniamo fermi, ma imitiamo il seminatore che osservava le stelle per poter arare il campo. Dio accende stelle per noi affinché possiamo continuare a camminare: «Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia e hanno gioito; egli le ha chiamate e hanno risposto» (Bar 3,34-35). Ma Cristo stesso è per noi la grande luce di speranza e di guida nella nostra notte, perché Egli è «la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16). (Christus vivit n. 33)

Una ragazza, Alessandra, così scrive:

Invocare la presenza di Gesù e del suo Santo Spirito, lodarlo sotto le stelle, per non stancarci di provare stupore per il creato. 
Il tema della luce vera che ci guida è più forte delle tenebre. 
La Parola di Dio che sempre ci ricorda che nulla è impossibile a Lui, che tutto Lui crea per amore, che non siamo qui per caso, che siamo preziosi ai suoi occhi. E poi il silenzio, la voce di Dio.
Grazie per questo momento di profonda comunione e fratellanza”. 

Roma: Un incontro di condivisione con i giovani “dal vivo” prima della pausa estiva

Suor M. Chiara Pilota, responsabile della Pastorale Giovanile Vocazionale ha organizzato domenica 12 luglio, nei giardini della Casa Generale a Roma, il primo incontro “dal vivo”, dopo il Lock down, con un gruppo di giovani che segue durante l’anno.

Che gioia grande dopo vari mesi di incontri via zoom potersi incontrare ”in carne ed ossa”!

E quanto risulta difficile tenere il distanziamento sociale perché la nostra umanità reclama abbracci, contatto, reciprocità…

Negli occhi dei ragazzi la voglia di vedersi e di stare insieme era superiore ad ogni aspettativa ed emozione. Così come la speranza di riprendere il cammino insieme.

Ieri, nel giardino della Casa generale ci si è incontrati per vivere un momento forte di condivisione nella fede e nell’amicizia.

 Il percorso fatto durante l’anno ha aiutato molti giovani a maturare nella fede e nell’umanità abitata da Cristo Gesù, l’amico per eccellenza.

Il lockdown ha permesso a molti di loro di riscoprire alcuni rapporti, la relazione con la Parola, il silenzio, la bellezza della ferialità, la creatività, la buona lettura, la preghiera, il desiderio d’essere connessi con se stessi e con il mondo affidandosi a Gesù. In altri  ha provocato ansia, paura del futuro, perdita del lavoro, precarietà, paura a stare a contatto con il proprio cuore…

Angela, una ragazza del gruppo così scrive: ”Intensa giornata vissuta con il Signore. Personalmente i momenti importanti sono stati la condivisione finale del gruppo, il sacramento della Confessione e l’Eucarestia presieduta da don Carlo Marin”.

Lodiamo e ringraziamo il Signore per questa giornata di fraternità. I momenti di condivisione con il gruppo oltre ad arricchire, rafforzano la nostra amicizia cristiana. Purtroppo, il tempo passa anche troppo in fretta: di Dio non si è mai stanchi di sentirne parlare”.

Sr. M. Chiara

La vocazione: una storia d’amore che ha “sapore” di Chiesa!

Suor M. Chiara Pilota, consigliera incaricata della Pastorale Giovanile Vocazionale, ci racconta la sua esperienza di servizio nella Pastorale Vocazionale della Diocesi di Roma

La fede senza le opere è morta” dice San Giacomo. La fede, se non si è capaci di raccontarla narrando ciò che Dio ha fatto nella nostra vita, aggiungo io, rimane astrazione, perché priva di quell’elemento essenziale che si chiama incontro, esperienza, concretezza, incarnazione. A questo proposito mi sembra bello richiamare un passaggio che mi ha particolarmente colpito del Messaggio di Papa Francesco, in occasione della 54ma giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

«Voi – scriveva San Paolo – siete una lettera di Cristo scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani» (2 Cor 3,3). Lo Spirito Santo, l’amore di Dio, scrive in noi. E scrivendoci dentro fissa in noi il bene, ce lo ricorda. Ri-cordare significa infatti portare al cuore, “scrivere” sul cuore. Per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo. Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo.(…)

Storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”.

Un tempo inconsueto in una “Casa Serena”

2020 un’annata che non si scorderà tanto facilmente! Eppure se uno ci pensa il 31 dicembre ultimo giorno dell’anno si augura per il nuovo anno tanta serenità, gioia, pace, salute e tanto altro…nessuno si sarebbe immaginato quello che poi è successo e tuttora continua a succedere, purtroppo in altre parti del mondo. Nonostante tutto, pensando a quello che si è vissuto a Casa Serena di Bellocchi, mi viene in mente il passo del Vangelo dove si dice “in quella notte due si troveranno in un letto: l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà presa e l’altra lasciata” …. e devo constatare che l’altro “lasciato” (almeno fino ad oggi) siamo state noi. Non siamo nemmeno poche, considerando la comunità con le 4 suore e una novizia, le 28 ospiti e una quindicina circa di operatori che quotidianamente si avvicendano nella casa.

Abbiamo cercato di non far pesare alle ragazze questo tempo “anomalo” che si è vissuto, ma la loro domanda frequente era “quando finisce questo virus?”. A saperlo!! Seguivano come noi le date che si procrastinavano con i famosi DPCM del Presidente del Consiglio: 3 aprile, 13 aprile, 3 maggio, 18 maggio… fino ad arrivare al 3 giugno in cui almeno sulla carta si sono riaperte le frontiere tra le regioni.

In questi mesi sono cambiate le abitudini: la casa non poteva più ospitare i volontari, né il personale esterno che svolge lavoro extra, tantomeno i famigliari delle ragazze. Il tutto ha purtroppo rallentato le attività delle nostre ospiti, ma il personale, più le suore, sono riuscite ad attenuare queste mancanze. Cercando di realizzare le solite attività in maniera più coinvolgente, facendo le video chiamate con i parenti che avevano così la possibilità di vedere le loro figlie, sorelle, mamme. Erano apprezzati e attesi anche i video messaggi, i saluti, ricevuti dai volontari. Tanti accorgimenti che servivano per ammortizzare questo tempo monotono che non poteva essere interrotto nemmeno da una semplice passeggiata per paura del famoso Coronavirus. Le tante accortezze avute nel disinfettare gli ambienti, nella pulizia delle ragazze, nella chiusura forzata alle visite esterne, nel famoso lockdown è servito sicuramente a prevenire eventuali contagi.

Anche la messa giornaliera del Papa veniva seguita in comunità, dove “la televisione era diventata il tabernacolo”, e le ragazze seguivano quella domenicale o del Vescovo della Diocesi o quella del Papa. Anche in questo siamo state graziate: abbiamo potuto ricevere ogni giorno l’Eucarestia ..altro che digiuno Eucaristico.

In questo tempo siamo state accompagnate sia dalla gioia che traspariva dai video messaggi, o da semplici saluti che madre Mabel ci faceva pervenire insieme alle consorelle della Casa Generalizia, ma anche dal dolore vissuto, seppur a distanza della perdita di tante di consorelle di Casa Madre morte a causa del coronavirus.

Abbiamo imparato in questi lunghi mesi a convivere con la mascherina, ad evitare abbracci e strette di mano, ad avere il distanziamento fisico….ma quando questo tempo finirà ci riprenderemo con gli interessi tutte le coccole, gli abbracci che siamo riusciti a contenere in questo tempo.  Se lo meritano le ragazze, ce lo meritiamo noi e lo faremo anche in ricordo delle tante suore passate anche svolgendo servizio a Casa Serena, che secondo me hanno fatto da scudo e si sono sacrificate, come d’altronde tutta la loro vita, per il bene e la salute delle “perle” che tanto amava il nostro caro fondatore.

In questi giorni si sta cercando di ritornare ad una “normalità”, si è ripristinata la messa in Parrocchia; hanno ricominciato la danza terapia, la fisioterapia; stanno ricominciando a far visita i parenti secondo un calendario, per evitare assembramenti, questo uno dei tanti termini nuovi che ricorderemo e che in qualche modo abbiamo imparato a nostre spese.

Concludo con l’augurio di San Luigi Orione “L’amore vince l’odio, il bene vince il male, la luce vince le tenebre” affinché questa notte buia possa ritornare a splendere più di prima e poter riprendere la vitalità tanto desiderata in questo tempo.

Paola Sozzo

La Carità non va in quarantena

Dalle Suore Sacramentine non vedenti di Tortona la testimonianza della loro esperienza e del loro contributo in tempo di pandemia.

  • sacarmentine

 “La Carità non va in quarantena” …questa frase l’ho sentita spesso specialmente nei mesi dove eravamo nella fase uno dell’emergenza coronavirus, tutt’ora mi viene in mente perché è un impegno piuttosto concreto; nel meditare questo breve pensiero scopro che la vera chiusura non è quella dei muri, delle porte e dei cancelli ma quella del cuore che è più che mai peggiore, Papa Francesco, in una sua omelia, ha detto che il vero virus  è l’egoismo. 

In questi mesi abbiamo intensificato la preghiera e l’adorazione eucaristica, abbiamo avuto molte richieste di persone che si rivolgevano a noi per ricevere il conforto della preghiera e della nostra vicinanza.

In seguito, siamo venute a conoscenza, tramite l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Alessandria di un progetto denominato “SCALDACUORE 2020” promosso dall’associazione Disabiliincorsa di Bergamo che prevede la raccolta di copertine in cotone, lana e Pile, sacchi nanna, vestitini, berrettini e scarpine per neonati da consegnare a nidi, terapie intensive e reparti pediatrici  per scaldare i neonati sia fisiologici che prematuri.   

Ringraziamo il Signore per ogni buona azione che svolgiamo a Sua maggior gloria e per il bene delle anime e continuiamo a pregare affinché questa pandemia sia presto debellata, confidiamo nella misericordia di Dio Padre che non ci abbandona.

Suor Maria Grazia Scaramuzza e comunità
Suore Sacramentine non vedenti Tortona

71° Anniversario di Padre Messina

In questo 71° anniversario della nascita al cielo del Servo di Dio Padre Giovanni Messina, nella Chiesa da lui edificata nella Casa “Lavoro e Preghiera” di Palermo, dove si conservano le sue spoglie, la piccola comunità delle religiose e degli amici e collaboratori più stretti, l’hanno ricordato e invocato in particolare per la liberazione dell’umanità dall’infezione coronavirus, nella celebrazione eucaristica a porte chiuse.

La comunità

LA VOCAZIONE

Un sostegno economico per garantire qualità e sicurezza agli ospiti delle nostre strutture. GRAZIE!

Incontro per animatori orionini zona Sud

Oratorio come casa, chiesa, cortile e scuola è il tema della formazione degli animatori orionini zona sud svoltasi il 18/19 gennaio 2020 ad Alì (Messina) presso la struttura “Stella Maris”.

Accolti dal profumo del mare, dal sole e dall’entusiasmo per il ritrovarci insieme, abbiamo iniziato le attività dividendoci in gruppi di lavoro, nei quali, attraverso la drammatizzazione, il disegno, il gioco e la storia, abbiamo compreso che per i ragazzi e i giovani l’Oratorio deve essere una casa che accoglie, una chiesa che evangelizza facendo sperimentare l’amore di Gesù, una scuola che avvia alla vita e un cortile per incontrarsi e vivere insieme.

Durante la festa serale abbiamo presentato i lavori fatti nei gruppi tra animazione, bans e giochi.

A darci la Buona notte è stato Don Vittorio sottolineando l’importanza del TEMPO attraverso Qohelet 3, 1-15: per ogni cosa c’è il suo momento, c’è un tempo per fare e per disfare, per amare e per odiare, per tacere e per parlare, per nascere e per morire. Tutto scorre, ma niente avviene senza una scelta. Quante volte rischiamo di fare le cose nel tempo sbagliato?

Il giorno seguente, dopo la preghiera delle Lodi, Suor Mariella, figlia di Maria Ausiliatrice, ci ha fatto riflettere su alcuni punti importanti riguardanti l’oratorio: lo stile educativo, la mentalità e la proposta educativa. L’oratorio deve essere la casa dei giovani. Fondamentale è una relazione educativa basata su uno stile coerente e su una proposta educativa che penetri in ogni spazio di vita. Le attività che si svolgono devono avere come obiettivo un’educazione globale del ragazzo, facendo particolare attenzione a non trascurare nulla di ciò che può aiutare la persona a raggiungere in pienezza la maturità umana e cristiana. Prendiamo forza da quanto Don Orione scrisse nel 1907:

Volete forse il segreto per guadagnarvi l’affetto e trascinarvi dietro le turbe dei ragazzi? – Eccovelo, il grande segreto: vestite la carità di Gesù Cristo! […] Ripieni di questa carità, andate in cerca dei fanciulli che la domenica specialmente vanno errando per le vie e per le piazze, guadagnateli con questa carità: non stancatevi mai, dissimulate i difetti, sappiate soffrire e compatire tanto. Abbiate un sorriso, una parola soave, amabile per tutti, senza differenze, o figli miei, fatevi tutti a tutti per portare tutte le anime a Gesù. Siate pronti per un’anima a dare la vita e a dare mille vite per un’anima! Colla dolcezza di Gesù voi, o cari figliuoli, vincerete e guadagnerete tutti i fanciulli del vostro paese.”

Marialuisa

Sarei felicissima di vederti per un cineforum dedicato nientedimenochè… ALL’AMORE.
Ti aspetto per riflettere sul tema più bello di sempre ma anche sulle difficoltà delle relazioni di coppia tra favole e realtà.

Rappresentazione di Natale dei giovani della comunità parrocchiale di Villagrazia, 28/12/2019.

“Stanotte l’amore di Dio si è mostrato a noi: è Gesù. In Gesù, Dio si è fatto Bambino, per lasciarsi abbracciare da noi. Mentre qui in terra tutto pare rispondere alla logica del dare per avere, Dio arriva gratis. Il suo amore non è negoziabile: non abbiamo fatto nulla per meritarlo…
Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore. A me, a te, a ciascuno di noi oggi dice: “Ti amo e ti amerò sempre, sei prezioso ai miei occhi'”. Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta. Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. Puoi avere idee sbagliate, puoi averne combinate di tutti i colori, ma il Signore non rinuncia a volerti bene”.
Papa Francesco (Messa di Natale)

Concerto di Natale dalle Suore Sacramentine a Villa Chartas

Si è svolto domenica 22 dicembre a Tortona, presso la comunità delle Suore Sacramentine non vedenti (Villa Charitas), il Concerto “Natale in Musica”, animato dalla corale di casei Gerola diretta dal maestro Giuseppe Pipero.

La grande solennità del Santo Natale è ormai alle porte, la stiamo attendendo con gioia, tanto da far parlare gli ambienti dove viviamo con addobbi e luci colorate, e accoglienza ad amici e benefattori che vengono a visitarci per gli auguri. Inoltre, la novena che stiamo celebrando ci dà spunti nuovi per disporre il nostro animo ad aprire il cuore al grande evento della nascita di Gesù.

Abbiamo pensato di rendere questo clima di festa con un pomeriggio di musica e canti intercalati da brevi preghiere; il concerto è stato animato dalla corale di casei Gerola diretta dal maestro Giuseppe Pipero, le sue figlie, Martina e Roberta, hanno accompagnato i canti con il suono della tastiera e violoncello, in seguito si è aggiunta la chitarra ed il flauto.

Il concerto è iniziato alle 15,30, i coristi sono andati in fondo alla chiesa e in processione, si sono avvicinati all’altare cantando l’Angelus, hanno proseguito con il canto Kirie, il gloria e altri brani da noi non noti, infine, hanno voluto coinvolgere l’assemblea con quelli tradizionali.   

Tutto si è concluso con un rinfresco così, abbiamo potuto scambiarci gli auguri, e fare quattro chiacchere in fraternità.

Hanno risposto al nostro invito molte persone, abbiamo apprezzato la partecipazione di alcune consorelle di Casa Madre che hanno condiviso questo pomeriggio di festa, nonostante la comunità è in lutto per la morte di Suor M. Antida.

Auspichiamo che i vari messaggi trasmessi con la preghiera ed il canto portino, in ognuno di noi, frutti di luce, di pace, di fede, di speranza e di carità in questo tempo in cui prevale la mentalità del consumismo e possiamo gridare al mondo soprattutto con la vita che Gesù Cristo è il salvatore e viene in mezzo a noi con la misericordia.

Suor M. Grazia

La gioia di un’attesa che è incontro

A poco più di un mese di distanza dal campo di servizio al Piccolo Cottolengo di Tortona, l’invito di Suor Chiara nella sua casa è stato un annuncio di gioia: ritrovarsi intorno ad una tavola imbandita a festa, rivedersi in quei volti e sorrisi che hanno condiviso l’esperienza di farsi piccolo in mezzo ai piccoli, e rendersi conto che il ricordo è così vivo che sembra quasi essere stati insieme fino al giorno prima.

Nella nostra esperienza abbiamo sperimentato che il bene produce altro bene, e come dice Don Orione: «La carità ha fame d’azione: è un’attività che sa di eterno e di divino. La carità non può essere oziosa», per cui ci siamo adoperati per organizzare al meglio l’evento di beneficienza per le missioni nei paesi dell’Africa che si sarebbe tenuto la sera stessa. La cucina si è subito trasformata in un laboratorio di pasticceria e grazie alle fantastiche ricette di Suor Chiara e le nostre mani in pasta, abbiamo sfornato dei biscottini deliziosi. Dopo aver sistemato la sala a mo di cinema con tanto di tavolo per l’aperitivo, e preparato la liturgia per la celebrazione della messa, sono finalmente arrivati i nostri ospiti con Don Carlo. 

Ci siamo recati in cappellina per iniziare la celebrazione della terza domenica dell’avvento, la domenica della Gioia, e c’è gioia pure nell’aria e nelle parole di Don Carlo: la gioia di un’attesa di un’opera di Dio, che esce dai nostri schemi, che arriva non come noi ce lo immaginiamo, che ci apre ad un’altra forma, ad un altro stile, ad un’altra strada che è quella di un Dio che ci salva, che punta a quello che conta, che è essenziale.

Con la gioia dell’attesa nel cuore, iniziamo la visione del film “Il ragazzo che catturò il vento”, che racconta la storia di William, che vive in Malawi un paese impegnato ogni giorno a lavorare la terra e a coltivare prodotti utili per il sostentamento, dove la natura fa da padrona e l’uomo deve adattarsi. Ma accanto esiste il Malawi di chi può permettersi di studiare, di chi antepone la mente a due braccia e cerca di migliorare la propria condizione. Ed è proprio quello che scelgono di far fare a William i suoi genitori, con tanti sacrifici; William, è la speranza per il villaggio e la dimostrazione che con cultura e immaginazione si può cambiare il proprio destino. Grazie al suo intuito riesce a far convergere l’impegno di tutti gli abitanti verso un unico obiettivo: portare l’acqua nei campi. Lavorare, insieme, con comprensione e collaborazione. Catturare il vento e trasformarlo in energia vitale, che ridà la forza a un popolo. Questo è il risultato dell’impegno di William e della comunità. Concludiamo la serata salutandoci con la gioiosa attesa del prossimo incontro di solidarietà e di comunione fraterna.

Palermo: C’ero anch’io da Padre Messina!
Lo conosco anch’io!

Nel 70° anniversario della morte del Servo di Dio, la comunità della Casa Lavoro e Preghiera di Palermo ha invitato ex allievi e allieve, sposi, benefattori, amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto personalmente o indirettamente, a raccontare il “loro” Padre Messina.

La reùnion  ha  ricostituito idealmente la comunità dei “picciriddi” e delle “picciridde” di Padre Messina che negli anni hanno vissuto nella Casa Lavoro e Preghiera.

Ha aperto l’incontro Don Giovanni Carollo con una relazione su “Padre Giovanni Messina; un’eredità preziosa per il futuro della Chiesa di Palermo”, molto attuale e dinamica alla quale è seguito un laboratorio dal titolo  “Come continuare oggi la missione di Padre Messina?” Nella condivisione in sala i numerosi partecipanti hanno condiviso la loro esperienza passata e attuale nella casa sempre nella scia dell’amore ai piccoli e abbandonati di Padre Giovanni Messina.

Alle 18:00 la Santa Messa in suffragio per quanti hanno conosciuto Padre Messina ha concluso questa prima splendida e partecipata iniziativa per ricordare la figura e l’opera di Padre Giovanni Messina.

Concluso l’Incontro delle formande
a Buenos Aires

Si è concluso il 17 novembre l’incontro di formazione delle formande, che si è svolto nella casa provinciale delle suore di don Orione a Buenos Aires.

Erano presenti 13 giovani in formazione, tra Juniores provenienti dall’Argentina, dall’Italia e da Capoverde; le novizie del Brasile e dell’Argentina e  le postulanti provenienti dall’Argentina, Italia, Uruguay e San Salvador. Tra queste ultime erano presenti 2 future sacramentine.

In tutto l’incontro, gestito da Sr. Maria Sylwia e da Madre Maria Mabel si è respirato uno spirito di famiglia, di gioia, di condivisione tale, che nonostante alcune persone si conoscessero da poco sembrava ed era un gruppo coeso. Sicuramente l’età giovanile, la formazione iniziale e l’amore per la stessa famiglia religiosa ha cementato questo spirito e il clima che si è respirato sicuramente ha fatto circolare più gioia del solito, di quando si vive nella routine.

Le giornate si sono svolte tra incontri in assemblea, lavori di gruppo divisi in base al periodo di formazione a cui ognuna apparteneva. Le condivisioni sono state fatte tutte insieme. Si è notato come nonostante le provenienze siano differenti, non del tutto differente è il Carisma che si vive, relativamente al servizio che uno svolge.

Nella giornata di ieri non poteva mancare il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Lujan,  stracolmo di fedeli e vero polmone di fede per tutta l’Argentina. Per l’occasione come gruppo abbiamo avuto la possibilità di ricevere dal rettore del santuario una reliquia del vestito della Vergine, che ogni anno vieni rifatto dai fedeli e diviso in 70 mila pezzetti.

L’ incontro è terminato con un momento di Adorazione in cui a coppie, le formande e le suore presenti tra cui anche la provinciale sr M. Eva del Brasile e la provinciale  Sr. M. Trinidade dell’Argentina, hanno preso l’impegno di pregare una per l’altra e dove ognuna davanti al Santissimo sibillava la propria intenzione di preghiera.

Il tutto è stato sempre accompagnato da balli tipici dei paesi, gioia e divertimento assicurato che è cresciuto con il passare dei giorni. Come tutte le cose belle, è terminato il bell’ l’incontro.. Ma non la voglia di continuare a crescere in questa famiglia religiosa e a continuare a sentirsi, anche come gruppo, nonostante le distanze siano a volte proibitive.

Muchas gracias a todos, e come direbbe don Orione “Ave Maria y adelante”.

Sr. Maria Paola Sozzo